| Lodo Mondadori: risarcita la Cir con 750 milioni per perdita di chance Tribunale di Milano - Sezione X civile - 3 ottobre 2009 n. 11786 Roma, 5 ottobre 2009 (Ansa)- Condannata la Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo de Benedetti la somma di 750 milioni di euro per le irregolarità nel lodo Mondadori. Il giudice del tribunale di Milano, Raimondo Mesiano, con la sentenza 11786/2009 definisce «ingiusta» la sentenza che assegnò la Mondadori al gruppo di Segrate e spiega perché la Cir debba essere risarcita per «danno di perdita di chance». Le motivazioni - La sentenza fu redatta dall'ex giudice Vittorio Metta, poi condannato per corruzione. «Si è dimostrata nelle pagine che precedono - scrive il giudice - la ingiustizia della sentenza Metta e la sua derivazione causale dalla corruzione del giudice Metta, argomento, che - secondo quanto già detto - resiste, in ragione del ruolo primario che ebbe il Metta nella formazione della decisione del Collegio, all'obiezione della collegialità della sentenza». «Ciò posto - prosegue Mesiano - deve rilevarsi che, se è vero che la Corte d'appello di Roma emise una sentenza - a parere di questo Ufficio - indubbiamente ingiusta come frutto della corruzione di Metta, nessuno può dire in assoluto quale sarebbe stata la decisione che un collegio nella sua totalità incorrotto, avrebbe emesso: si vuole cioè dire che una sentenza ingiusta avrebbe potuto essere emessa anche da un collegio nella sua interezza non corrotto. Proprio per questo - conclude - appare più aderente alla realtà del caso in esame determinare concettualmente il danno subito da Cir come danno da perdita di chance: vale a dire, posto che nessuno sa come avrebbe deciso una Corte incorrotta, certamente è vero che la corruzione del giudice Metta privò la Cir della chance di ottenere da quella corte una decisione favorevole. La determinazione del danno - Il tribunale ha determinato nel dettaglio l'importo dei circa 750 milioni di euro che Fininvest dovrà versare alla Cir di Carlo De Benedetti valutando come «congruo» l'80% di un danno di 937,4 milioni complessivi. Tale cifra deriva a sua volta da un danno di 312,9 milioni (284 milioni per danni, 8,2 per spese legali e 20,7 per lesione dell'immagine imprenditoriale) sui quali vengono poi conteggiati gli interessi. La Cir aveva invece chiesto un importo superiore e cioè di quantificare il danno a 468,8 milioni (oltre rivalutazioni e interessi), chiedendo che la perdita di chance venisse conteggiata invece all'87%. Il Tribunale, è scritto nel dettaglio nelle motivazioni «ritiene di dover quantificare le chances di ottenere una conferma del lodo Pratis» (il lodo annullato dalla sentenza del giudice Metta) «in una misura percentuale che è congruo determinare nell'80%» dei 937,4 milioni, perché «sia in linea generale sia con riferimento alla fattispecie concreta, le chances di una conferma del lodo arbitrale di equità erano molto elevate». Questo importo risulta a sua volta da tre componenti: 284 milioni circa «a titolo di danno derivante dalle condizioni deteriori alle quali fu pattuita la spartizione del gruppo L'Espresso-Mondadori, rispetto alle condizioni di una trattativa non inquinata dalla corruzione del giudice Metta»; da 8,2 milioni di euro circa per danno da spese legali e per quasi 20,7 milioni «per danno da lesione dell'immagine imprenditoriale». Sulla cifra di 312,9 milioni così risultante vengono poi calcolati gli interessi dalla data di deposito della sentenza della Corte d'Appello di Roma (24 gennaio 1991) arrivando appunto all'importo complessivo di 937,4 milioni. Ancora, la cifra dei 284 milioni di danno deriva dalla decisione del Tribunale di «incrementare» a 550 miliardi di lire (pari a 284 milioni di euro) «con il proposto criterio equitativo, la presente voce di danno, rappresentata dal danno da differenziale delle condizioni di una spartizione pulità rispetto a quelle della spartizione corrotta». Ricapitolando, il giudice dapprima stima il danno Cir facendo la differenza tra l'importo spettante alla finanziaria in base all'accordo del marzo 1990 e l'importo della proposta Fininvest del successivo giugno (642,5 milioni - 184,5 milioni di lire = 458 milioni). Poi afferma che esistono delle «ragioni obiettive», che vengono elencate nel dettaglio, in base alle quali «la predetta quantificazione sottostimi il danno» e arriva dunque alla cifra dei 550 miliardi di lire. (notizia tratta da http://www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com)
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